Mi sono laureata in Psicologia (indirizzo clinico e di comunità) presso l’Università di Padova nel 2003, e subito dopo ho svolto il tirocinio presso l’associazione “A.G.R.E.S” di Cislago (VA) lavorando con bambini e portatori di disabilità fisica e/o psichica (autismo, adhd, psicosi, borderline, ritardi mentali medio/gravi, x-fragile, sindrome di Jobert, distrofia muscolare, ecc.). Nel gennaio 2007 mi sono iscritta all’albo degli Psicologi della Lombardia ed ho aperto il mio studio privato a Mesero. Ho frequentato due Master post lauream per psicologi: uno in “Tecniche di rilassamento” e l’altro “Couseling clinico e di comunità cognitivo-comportamentale con approccio integrato”. Organizzo e conduco corsi di gruppo dalle tematiche differenti: comunicazione, rilassamento, ansia e stress,   condivisione, sia presso il mio studio, dove conduco l’attività libero professionale, sia presso strutture pubbliche e private come associazioni e biblioteche. Mi piace dedicarmi all’organizzazione e strutturazione di gruppi di rilassamento specifici per problematiche diverse: chi è stressato a causa del lavoro, chi ha problemi psicosomatici, chi vuole dedicarsi un po’ di tempo ma non gradisce un allenamento quotidiano a casa, neo mamme, ragazzi che vogliono migliorare le abilità di concentrazione per lo studio, ecc. Credo fortemente nelle potenzialità dei gruppi, dove le persone si incontrano, condividono e confrontano. Nel mio studio svolgo prevalentemente counselling psicologico, consulenze e sostegno psicologico. In una Milano coperta da venti centimetri di neve che sembrano rallentare la città, alle 23:00 di una fredda notte di dicembre nasce Barbara. Infreddolita e con i puntini sul naso fa il suo ingresso … “Goodnight Italia!!” Vive per qualche anno nella città della “Madunina” finché la famiglia decide di trasferirsi in un piccolo paesino della provincia milanese: Mesero. Qui frequenta gli ultimi due anni di scuola materna con Suor Savina, una suora dalle “forme molto morbide” e di una dolcezza infinita; le scuole elementari, il cui ricordo più bello sarà e resterà per sempre la mitica maestra Piera V: quaranta chili di muscoli e nervi, rossetto rosa shocking, ombretto azzurro, scarpe basse e pantaloni. Donna grintosa ed energica, insegna con passione l’italiano, la matematica, ad apprezzare la lettura (Legge con trasporto il “Il grande sole di Hiroshima”), il saper giocare e mettercela tutta, a scrivere in bella grafia x non essere “sciam da gaina”, insegna dare il massimo e a essere premiati, insegna… la vita. Quando i suoi alunni meritano di essere premiati per l’impegno messo nello studio, in fila per due, rigoroso silenzio (mentre gli altri bambini sono già in classe a far lezione), con la pallina in mano e passo deciso, Piera li fa sgattaiolare giù per le scale fino alla palestra. Una volta chiusa la porta …. Si scatena “la furia”!!! L’insegnante diventa giocatore, gli alunni piccole belve impazzite che corrono a destra e sinistra per non essere presi dalla palla bruciante (nel senso che quanto ti colpisce, brucia il segno per mezz’ora), Piera li incita a tirare, correre e darsi da fare e quando con una pallinata in pieno viso le salta un ponte dei denti, è sicuro che i bambini hanno imparto a giocare bene … anche troppo! Si dice che a volte l’allievo supera il maestro…non c’è situazione più azzeccata di questa! Nella sua classe due sono le cose che suonano: o le canzoni che escono dal giradischi e che tutti quanti cantano insieme, o le note secche degli scappellotti sulla testa quando uno di loro faceva ripetutamente e con distrazione lo stesso errore. Barbara non scorderà mai che la parola bambino ha una “m” e una “n” da quella volta che a sorpresa è finita col naso sul quaderno per aver scritto “banbino”. L’ultimo giorno di scuola, dopo gli esami di quinta, come saluto Piera regala un libro a tutti i suoi allievi; da quel momento sarebbe andata in pensione e non avrebbe più insegnato. Barbara riceve “L’isola misteriosa, ad oggi conservato gelosamente nella sua libreria in memoria di una donna che per lei è stata una dei pochi insegnanti veramente meritevoli di essere ricordati. A Mesero Barbara frequenta anche le scuole medie, condividendo con le amiche fidate (Mara, Erica e Flora) feste di compleanno dei compagni di classe, lacrime per i primi amori, partite di pallavolo al campetto, prediche del prete del paese, bigiate dell’oratorio e della messa domenicale, risate e mattate tipiche di quell’età. Le superiori sono qualcosa di nuovo: scuole grandi, dove esistono più sezioni che le semplici A e B del piccolo paesino, dove i compagni di classe non si conoscono e dove tutto sembra nuovo, strano … dove s’inizia a sentirsi grande. Volente o nolente (più nolente che volente) Barbara frequenta il primo anno di liceo scientifico, dove il benvenuto le viene dato da un’acida e grassa insegnante di italiano che la prende subito in antipatia. A quattordici anni, con timidezza e soggezione per gli adulti Barbara non capisce come una donna matura e di quell’età possa accanirsi a quel modo contro una ragazzina. Più tardi però capirà che non tutti gli adulti in realtà si comportano come tali, e che alcuni di essi hanno bisogno di sfogare su altri le frustrazioni della propria vita per sentirsi importanti o semplicemente credere di essere forti o migliori di altri. Le simpatie ed antipatie esistono da sempre e sempre esisteranno, la differenza è fatta da chi con maturità è in grado di scindere la sfera privata da quella professionale, chi è in grado di valutare una persona per ciò che fa e non per ciò che sembra o per l’eco che fa suonare dentro di sè. Finito questo terribile anno, Barbara si iscrive a ragioneria, non per amore della materia ma perché con le idee confuse e l’impossibilità di frequentare la scuola che veramente sente sua. Gli anni delle scuole superiori, sono ricchi di bei ricordi. Con alcuni compagni di classe si crea un bel gruppo: si organizzano numerose uscite nei weekend, cene e compleanni. Ad oggi qualche volta il vecchio gruppo si ritrova si ritrova seduto intorno al tavolo di un pub  per aggiornarsi su novità e …pettegolezzi del tipo: “ma x che fine ha fatto?”. Le gite scolastiche all’estero sono il pensiero principale di tutti, come ingegnarsi a copiare durante i compiti in classe, una cosa da non sottovalutare, e le ripetizioni di ragioneria un tedio! E che fare dopo le superiori? Piano piano e lentamente in Barbara aveva iniziato a nascere un certo interesse e curiosità per le persone, una certa predisposizione ad ascoltare le loro storie, i loro modi di pensare, di trarre le conclusioni, di arrabbiarsi, un vivo interesse a capire come una persona diventa ciò che è, come vive gli eventi della vita. La possibilità allora è solo una: psicologia. Si iscrive alla facoltà di Psicologia di Padova nell’ottobre 1999. Vive nella piccola cittadina universitaria condividendo un appartamento con altre ragazze che diverranno in seguito grandi amiche. Claudia, Alessandra, Isa e “il jolly” di passaggio nel loro appartamento arrivano da tutta Italia, qui si mescolano amicizie, accenti, ricette, modi di dire e di fare, ritmi, storie di vita, risate, colori, musica, programmi tv, biancheria da lavare, voci, libri, telefonate e di tutto un po’. Gli esami all’università si susseguono e alternano all’aperitivo in piazza delle erbe o nel locale che offre gli stuzzichini più golosi, a lunghe passeggiate per il centro guardando i laureati che davanti al BO leggono i loro papiri davanti a parenti sorridenti e passanti divertiti, alle corse per arrivare puntuale alla lezione delle 8:00 o alla trattativa con l’amica di stanza per mandare lei a lezione e stare a casa a dormire, a soffocanti notti estive e gelide e umide serate invernali, ad accese litigate per determinare i turni delle pulizie, a discussioni coi vicini per il “troppo rumore” dell’appartamento “universitario”,  ad assaggi dai piatti di tutte le amiche per votare la cena migliore. Un susseguirsi di viaggi in treno tra Milano e Padova fino a dicembre 2003, quando in un’antica ed affrescata aula del BO, davanti a parenti e amici si laurea in psicologia (indirizzo clinico e di comunità). Quel giorno in piazza ci sarà lei, vestita da farfalla in piedi su una panchina con in mano una bottiglia di prosecco, a leggere il suo papiro. Solo chi conosce i riti goliardici della città di Padova può capire cosa significhi “laurearsi” lì . Svolge il tirocinio presso l’associazione A.g.r.e.s., dove lavora con bambini e ragazzi  portatori di disabilità fisica e/o psichica come autismo, adhd, psicosi, disturbo di personalità borderline, ritardi mentali medio/gravi, x-fragile, sindrome di Jobert, distrofia muscolare, fibrosi cistica ecc. Bambini bellissimi che in alcuni casi vivono in un mondo tutto loro, piccole creature che non sono state propriamente baciate dalla fortuna ma che con determinazione e costanza si impegnano e lavorano per ottenere piccoli e grandi risultati. Innocenti occhioni blu che non incontrano mai il tuo sguardo, un sorriso sdentato che perde saliva perennemente, passi tremanti e precari a braccia tese, dita ad uncino pronte a pizzicare la pelle, respiro affannoso e agitato, capelli rossi e un corpo senza tonicità, sguardo sveglio e sempre imbronciato, voce in falsetto e senso di inadeguatezza, calma apparente da cui scaturisce un pugno, starnuti in faccia, pianti, risate e genitori sempre sorridenti dietro la porta che li aspettano. Sempre in attesa di sapere cosa hanno fatto oggi, cosa hanno imparato, come si sono comportati, sempre disponibili a scambiare quattro chiacchiere e a regalare un sorriso. E mentre Barbara finisce il suo anno di praticantato chiedendosi “e se capitasse a me riuscirei ad essere forte come loro?”, la data dell’esame di Stato si avvicina. Tre prove d’esame all’Università di Torino, e infine l’iscrizione all’Albo degli psicologi della Lombardia. La psicologia però, per quanto possa essere bella ed interessante, al momento non è un lavoro che garantisce uno stipendio fisso né sufficiente, occorre arrangiarsi e dedicarsi anche ad altro. Barbara lavora come insegnante di sostegno in una scuola media, come educatrice e coordinatrice nei centri estivi, come impiegata in due diverse ditte farmaceutiche. Nel frattempo la voglia di imparare e continuare a studiare torna a farsi sentire finchè incontra Nunzio e Cristina del Centro Studi Panta Rei. Il desiderio di imparare su di sè cosa sia il vero rilassamento, si concretizza nella frequenza di un Master per Psicologi in Tecniche di Rilassamento, che si rivelerà in seguito un percorso di crescita interiore a livello personale e professionale. L’anno successivo la voglia di imparare ancora si trasforma in un Master in counselling cognitivo-comportamentale con approccio integrato. Finiti e superati con successo entrambi i master Barbara comincia a collaborare con il Centro Studi Panta Rei come assistente alla docenza, membro del gruppo studio e collaboratrice per lo sviluppo del sito internet. Con Cristina e Nunzio, anima di Panta Rei, Cathia e Lucia, giovani psicologhe, si incontrano, discutono casi, sviluppano progetti, si confrontano, condividono una passione che per tutti quanti è il lavoro più bello che ci sia: la psicologia. Nel 2007 da un sogno, ma anche da un po’ di coraggio nasce il suo studio dove comincia a ricevere i pazienti. Ancora oggi, come il giorno in cui è nata, quando il ritmo frenetico del giorno rallenta, quando le persone si fermano per riposarsi, tutto è più silenzioso, le stelle e la luna sono alte in cielo e fuori si sentono solo i cani che abbaiano a qualche solitario passante, per lei diventa il momento migliore per lavorare, riflettere e creare …e ancora una volta “Goodnight Mesero!” COLLABORAZIONI CON: ASD Verso Oriente Centro Studi Discipline Orientali - Vittuone (MI) PHI Personal Training & Pilates Studio - mesero (MI) Fondazione per Leggere - Abbiategrasso (MI) SCRIVO PER: Legnano che mamme - Legnano (MI) Italia che mamme